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Patrizio (storia romana)
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I mwcqpatrizi (singolare mwcgpatrizio, in mwcwlatino mwdamwdqpatricius) erano in origine la classe d'mwdgélite dell'antica società mwdwromana. Il nome mweapatricius rimanda alla parola di origine indoeuropea mweqpatres, i 'padri fondatori' o i capi delle tribù (mweggentes) che danno origine alla civiltà romana.

Contents

Storia
Note

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Origini

Secondo mwfgPlutarco i patrizi, creati al tempo di mwfwRomolo erano:

«I membri del

Senato

erano chiamati patrizi, secondo alcuni perché erano padri di figli legittimi, secondo altri perché erano in grado di indicare i rispettivi padri, cosa non facile per tutti coloro che si erano trasferiti nella

nuova città

. Altri ritengono che il nome derivi da "

patronato

", nel significato di ricevere "protezione", ritenendo che tale termine derivi da Patrone, uno dei compagni di

Evandro

, che era sempre pronto a prestare aiuto ai bisognosi.»

(Plutarco, Vita di Romolo, 13, 3-4.)

Erano anche sempre secondo lo stesso Plutarco, quei cittadini più illustri e potenti della nuova città, che dovevano prendersi cura dei più deboli e indifesi, con premura paterna.cite-ref-1[1]

Per mwhwDionigi di Alicarnasso Romolo suddivise il popolo romano in patrizi e mwiaplebei, contando tra i primi quelli notevoli per nascita, virtù e danaro e tra i secondi gli altri.cite-ref-dioii81-2-0[2]

Secondo mwjgTito Livio i patrizi erano i discendenti di quei cento mwjwPatres che formarono il primo mwkaSenato romano al tempo di mwkqRomolo.cite-ref-3[3]

Storia

Epoca monarchica

Inizialmente, Romolo riservò ai patrizi tutte le mwmqmagistrature romane, come l'ingresso al mwmgSenato e l'investitura alle cariche religiose e giudiziarie.cite-ref-dioii91-4-0[4] Romolo avrebbe anche creato il rapporto di patronato tra i mwnwclientes e i mwoapatronicite-ref-5[5], ponendo i plebei in posizione giuridicamente dipendente dai patrizi.cite-ref-6[6]

Il numero dei mwqgpatres raddoppiò quando ai cento mwqwRomani furono affiancati cento mwraSabini, al tempo di mwrqRomolo e mwrgTito Tazio.cite-ref-7[7] L'appartenenza a questa classe era dunque fissata dalla nascita piuttosto che dall'agiatezza economica la quale, soprattutto a seguito dell'afflusso di ricchezze dalle colonie, caratterizzò anche altri strati sociali (come gli mwswequites). Essi avevano tutti i diritti e i privilegi dell'epoca, fra i quali alcuni anche unici, come per esempio l'accesso alle cariche senatorie e molti sacerdozi. Facevano parte, dunque, della classe degli mwtaoptimates, i "migliori", cioè gli aristocratici. I patrizi erano conservatori, anche se alcuni nobili (come nientemeno che mwtqGaio Giulio Cesare) erano più aperti e arrivavano ad abbracciare la causa dei populares, la gente non-nobile.

Epoca repubblicana

All'inizio della mwuaRepubblica romana, i patrizi formavano su base ereditaria l'élite di potere all'interno dello stato e a essi era riservata la possibilità di rivestire le magistrature e di governare lo stato. La chiusura del gruppo era sottolineata dalla proibizione dei matrimoni con i non-patrizi, o mwuqplebei. Tale situazione comportò ben presto un conflitto e si fecero sempre maggiori concessioni in direzione di un allargamento del potere anche ai plebei. In seguito al celebre episodio della secessione della plebe sul Montesacro, nel mwug494 a.C. fu istituita una nuova magistratura, quella dei mwuwtribuni della plebe, che poteva essere rivestita solo da plebei, con ampi poteri a tutela della classe. Negli mwvaanni 320 a.C. tutte le magistrature erano aperte anche ai plebei. Lo status dei due gruppi si parificò e nel frattempo il numero delle famiglie patrizie iniziò a diminuire. Il patriziato venne ampliato con l'immissione di nuove famiglie nel Senato, che più tardi provennero anche dalle élite provinciali dei popoli conquistati e più profondamente romanizzati.

Tra le più importanti famiglie patrizie della storia repubblicana si possono citare i mwvgCornelii, i mwvwValerii, gli mwwaIulii, i mwwqClaudii, gli mwwgEmilii e i mwwwFabii.

Nel mwxqI secolo a.C. la magistratura del tribunato era divenuta un importante strumento della lotta politica e nel mwxg59 a.C. il patrizio mwxwClodio si fece adottare da un plebeo (sebbene il padre adottivo fosse più giovane di un anno) per poter essere eletto tribuno della plebe.

Anche la massima carica religiosa romana, quella del mwyqPontefice massimo, rimase per lungo tempo appannaggio esclusivo dei patrizi, fino a che nel mwyg254 a.C. questa magistratura fu assunta per la prima volta da un plebeo, mwywTiberio Coruncanio.

Età imperiale e post-imperiale

In epoca imperiale il patriziato cessò progressivamente di avere importanza pratica (lo stesso Senato con il passare del tempo vide i suoi poteri esautorati dal potere imperiale), ma conservava ugualmente grande prestigio. Sotto l'imperatore mwzgCostantino I il termine divenne un titolo onorifico, attribuito ai collaboratori più fedeli e riservato a pochissimi personaggi.

Nel mwaaV secolo indicava prevalentemente il comandante dell'esercito (mwaqmwagmagister militum), spesso di origine barbarica, che reggeva in sostanza il governo dello Stato e a volte giunse a creare e deporre gli mwawimperatori a suo piacimento. Uno dei primi fu il generale mwbaStilicone, a cui mwbqTeodosio I aveva affidato alla sua morte il figlio mwbgOnorio, a cui era stato lasciato l'Impero d'Occidente. Altri patrizi furono mwbwEzio, mwcaRicimero e mwcqOdoacre, il quale nel mwcg476 depose quello che viene tradizionalmente considerato l'ultimo imperatore romano d'occidente, mwcwRomolo Augusto.

A partire dall'mwdqVIII secolo il mwdgtitolo di patrizio venne utilizzato in Italia per indicare quella classe nobiliare che governava su di un comune, quindi un mwdwmunicipio, o su una repubblica aristocratica, mentre nell'mweaimpero bizantino il titolo di "mweqmwegPatrikios" indicava una dignità di corte.

Note

cite-note-11. mwgqPlutarco, mwggVite parallele, mwgwVita di Romolo, 13, 5.
cite-note-dioii81-22. mwhwDionigi di Alicarnasso, mwiaAntichità romane, II, 8, 1.
cite-note-33. mwjaLivio, mwjqmwjgAb Urbe condita libri, I, 8.
cite-note-dioii91-44. mwkgDionigi di Alicarnasso, mwkwAntichità romane, II, 9, 1.
cite-note-55. mwlwDionigi di Alicarnasso, mwmaAntichità romane, II, 9, 2.
cite-note-66. mwnaDionigi di Alicarnasso, mwnqAntichità romane, II, 10, 1.
cite-note-77. mwoqPlutarco, mwogVita di Romolo, 20, 1.

Bibliografia

Fonti antiche

• mwqaPlutarco, mwqqVita di Romolo.
• mwqwTito Livio, mwramwrqAb Urbe condita libri, I.

Fonti storiografiche moderne

• mwsgPietro De Francisci, mwswSintesi storica del diritto romano, Roma 1968.
• L. Fezzi, mwtqIl tribuno Clodio, Roma-Bari, Laterza 2008.

Voci correlate

• mwvwPlebei
• mwwqPatrikios

Collegamenti esterni

• citereftreccani-itpatriziato, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaPlinio Fraccaro, PATRIZIATO, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1935.
• citerefdizionario-di-storiapatriziato, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefbritannica-com(EN) patrician, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.